15/08/17

CARTE ALLINEATE. Seconda serie, numero 58, agosto 2017 / Second series, issue 58, August 2017

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INDICE ALFABETICO / INDEX

Le voci elencate qui sotto senza il nome dell’autore sono state scritte, e le foto sono state scattate, da Roberto Bertoni.

IN COSTRUZIONE

- NGUYEN, Vin Son, THE MOON AT THE BOTTOM OF THE WELL. Storie di film, 1-8-2017. 

01/08/17

Vinh Son Nguyen, THE MOON AT THE BOTTOM OF THE WELL



[Couple (Hanoi 2017). Foto Rb]


Vinh Son Nguyen, Moon at the Bottom of the Well. Vietnam 2008. Titolo originale: Trăng nơi đáy giếng. Con Ha Thi, Hieu Anh, Hoang Cao De, Hong Anh, Lan Phuong, Thanh Vy


Questo film esteticamente impeccabile e sociologicamente interessante, girato nella provincia di Thừa Thiên Huế tra paesaggi rurali e fluviali, affonda al contempo nel mito e nel fiabesco, rappresentando al contempo la realtà contemporanea.

Hanh è sposata con Phoung: coppia innamorata, lei svolge con affetto le mansioni domestiche, lui la tratta con gentilezza, lavorano entrambi nella scuola di una cittadina. Per senso buddhista di compassione, non potendo avere figli, Hanh persuade Phoung riluttante ad avere un figlio da una giovane, Tham e fa seguito una seconda gravidanza. Quando la direzione della scuola viene a conoscenza dei fatti perla delazione di un rivale di Phoung alla presidenza dell’Istituto, per regolarizzare la situazione la coppia divorzia e Phoung sposa Tham. Nemmeno questa soluzione soddisfa i requisiti legali perché a questo punto, seppure non bigamo, Phoung risulta convivere con una donna che non è sua moglie. Per salvare la carriera trasforma il falso matrimonio con Tham in un matrimonio reale e Hanh resta sola. Frequentando una sciamana, le viene predetto che un fantomatico generale la reclamerà in sposa, il che avviene, per lo meno nell’immaginazione di Hanh, che così affronta il dolore, rifugiandosi nel mito della congiunzione con lo spirito del trapassato antico generale.

È una storia molto più complessa di quanto dica la soprastante sinopsi. Gli avvenimenti sono dati con chiarezza, ma l’accaduto viene anticipato per allusione e solo in seguito spiegato in tutti i dettagli, creando già in questo un effetto di realismo magico.

Idealità, quelle di Hanh, si contrappongono alla ragion pratica. Si suggerisce che se la coppia fosse stata lasciata libera di agire secondo la propria etica, il matrimonio d’amore tra Hanh e Phoung sarebbe durato a lungo e Tham non ci avrebbe rimesso per lo meno sul piano pratico.

La vita descritta è quella di un Vietnam solo in parte modernizzato, come se lo sviluppo accelerato e l’urbanizzazione ampia dei grandi poli urbani non fosse pervenuto in provincia. Le tradizioni vengono descritte con occhio etnologico, soprattutto i riti sciamanici, ma anche con la naturalezza di chi li vive come quotidiani e prorpi di una cultura spontanea e non libresca.

Magnifici colori.

Splendida recitazione di Hong Anh.

Spesso si ascoltano poesie struggenti e significative a connotare momenti importanti del film.


[Roberto Bertoni]


17/07/17

[Japanese Gardens (Kildare, 2015). Foto Rb]



Carte allineate augura ai lettori una Buona Estate. Torniamo tra agosto e settembre.

Carte allineate wishes all readers a Happy Summer. We'll be back between August and September.

30/06/17

CARTE ALLINEATE. Seconda serie, numero 57, giugno 2017 / Second series, issue 57, June 2017

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INDICE ALFABETICO / INDEX

Le voci elencate qui sotto senza il nome dell’autore sono state scritte, e le foto sono state scattate, da Roberto Bertoni.

- CONTESTI SOCIALI ITALIANI E TESTI DEL XXI SECOLO: OSSERVATORIO 2000-2016. Riflessione, 11-6-2017. 
- DUDOK DE WIT, Michael, THE RED TURTLE. Storie di cinema, 1-6-2017.
- FERRARA, Enrica Maria, IL POSTUMANO IN ELENA FERRANTE. Riflessione, 25-6-2017.
- LEE, Min Jin, PACHINKO. Note di lettura, 17-6-2017.
- LIU, Yuchang, TETE-BECHE. Note di lettura, 9-6-2017.
- MONTOBBIO, Santiago, LA LUCIDEZ DEL ALBA DESVELADA. Testi con commento, 29-6-2017.
- MORESCO, Antonio, L'ADDIO. Note di lettura, 5-6-2017.
- PIZZI, Marina, DIVE ELEMOSINE - 2015 (STROFE 72-76). Testo, 21-62-17.
- QUESTIONI IDENTITARIE. Riflessione, 27-6-2017.
- STIGLITZ, Joseph E., THE PRICE OF INEQUALITY. Note di lettura, 13-6-2017

29/06/17

Santiago Montobbio, LA LUCIDEZ DEL ALBA DESVELADA


[Winter dawn (Dublin  2016). Foto Rb]


Santiago Montobbio, La lucidez del alba desvelada. Málaga, El Bardo, 2017


Canzoniere amoroso, quest’ultimo libro di Montobbio? O repertorio verbale in cui si annida la riflessione sulla poesia, che è al contempo  definizione d’identità letteraria e psicologica? Situazioni quasi fuori del tempo in uno spazio rarefatto. Qui  di seguito le traduzioni di due testi della raccolta.



1.

NO. NON VOLEVO QUESTE POESIE, QUESTA POESIA
tornata a cercare tra le ferite. Pure,
per il silenzio e la quiete, dovresti
avere certezze. Da me
ti discosti come nebbia.


2.

GIARDINO. MATTINO. SPERANZA.
Ciò che sei in me
come musica, canti.
Vita che come in sogno
raggiungi per il mio cuore.
Un porto. Vento. Poesia.
Sei l’unico canto,
sei l’unico sogno. Ecco
il verso disposto per te. Sei tu
il giardino, un mattino. Speranza.
Su cui canti. Come tremito
o luce interiore. Ben dentro.
Là dove nasci come giardino e mattino.
Là dove canti come speranza.
Sono un sembiante di te le poesie.


[Traduzioni in italiano di Roberto Bertoni, tratte dalle pp. 107 e 131 del volume in spagnolo]

27/06/17

QUESTIONI IDENTITARIE

[
[The bubble... (Hanoi 2017). Foto Rb]


Il dibattito sull’identità si svolge di continuo, in quanto pratica di vita, riflessione psicologica, ragionamento socio-politico.

In un articolo su Micromega, Elena Giorza richiama due libri significativi di questo secolo: l’Intervista sull’identità, del 2003, di Zygmunt Bauman (che abbiamo recensito a suo tempo su Carte allineate) e Contro il fanatismo, del 2010, di Amos Oz.

Giorza identifica vari aspetti dell’indagine baumaniana sulle identità deboli, più ancora si dovrebbe dire flessibili e provvisorie, provocate dalle configurazioni sociali della tarda modernità.

A noi pare che il discorso di Bauman sia piuttosto oggettivo; e che, alle spalle dell’obiettività, la sua ricerca riveli chiaramente insoddisfazione per il fatto che così vanno le cose. Discordiamo dunque dall’interpretazione di Giorza, secondo la quale Bauman “è il modello fatto proprio dagli Stati Uniti e ha dimostrato tutti i suoi limiti”. Bauman è semmai il sociologo che ha anatomizzato la tarda modernità e la sua liquidità, ma non per questo concorda, a livello di modelli di vita da proporre, con i fenomeni che analizza e che si sono rivelati prevalenti nella società degli ultimi decenni.

Non pare dunque che sarebbe in contrasto con l’impostazione di Bauman la proposta dell’autrice dell’articolo di un’identità forte, distanziata (e qui concordiamo) dai fondamentalismi, favorevole alla pluralità e poggiante sull’idea di Oz di identità come “penisola”, anziché isola individualista, un territorio “peninsulare” perché ha prospettive tanto sul mare delle libere scelte quanto sulla terraferma dell’Altro. Scrive Giorza:

“Appare evidente come la contemporaneità, con le sue sfide legate alla globalizzazione e al multiculturalismo, richieda un impegno, non solo da parte dei singoli cittadini, ma anche dei loro Stati, rispetto alla questione dell’identità. Posto che il progetto kantiano di una universale unificazione dell’umanità - e quindi della costituzione di un’unica identità completamente inclusiva e priva di ogni volontà di tipo discriminatorio - risulta ambizioso e a lungo termine; sembra necessario trovare una soluzione, certamente più modesta, ma attuabile. L’obiettivo potrebbe essere quello di assumere l’impegno di formare identità individuali solide”.

Se questa angolazione si presenta come progressista, vorremmo citarne anche un’altra, totalmente opposta e davvero estrema, ma anch’essa progressista e sfavorevole ai fondamentalismi e agli eccessi di rivendicazione identitaria, che finiscono col creare divisione sociale e violenza, da un lato, e narcisismo individualista dall’altro. Si tratta dell’idea di Francesco Remotti, basata su presupposti antropologici e sociologici, che l’identità è un peso dal quale sarebbe meglio liberarsi. Remotti è passato da una posizione perplessa rispetto all’identità a quella del volume L’ossessione identitaria (2010),  in cui, come egli stesso annota, “assume una posizione ancora più radicalmente contraria all’identità”. E spiega:

“[…] se la costruzione dell’identità diventa un compito assorbente, totale, onnicomprensivo, un compito che occupa in maniera unilaterale tutta la nostra cultura (se si parla di un soggetto collettivo) e le nostre energie (se parliamo di soggetti individuali), l’effetto sarebbe deleterio. Perché mai? Perché inserirsi in una logica esclusivamente identitaria significa entrare in conflitto fortissimo con gli altri e significa dare luogo a quelle situazioni che in Contro l’identità [1996] avevo descritto in termini di distruzione dell’altro”.

Nel compilare queste note, che restano volutamente così, senza opinioni personali troppo marcate, è occorsa alla mente l’idea di anātman del Buddhismo, cioè una teoria critica dell’ātman induista, termine, questo, da rendersi solo vagamente come anima individuale, o essenza eterna che pervade tutti gli esseri, mentre il Buddhismo arriva fino a sostenere un non-io, dato che tutto, anche l’identità personale, è impermanente e si modifica di continuo.


[Roberto Bertoni]